vincenzo oste: chi sono

Vincenzo Oste: la curiosità del fare

Credo nei pieni e spesse volte nei vuoi. Per me il vuoto non è il nero ma uno spazio bianco luminoso nel quale si è liberi di immaginare. Nel vuoto mi diverto, nascono linee forme e dimensioni surreali, sussurrate.

E’ l’attimo da catturare. E qui rifletto…Ridimensiono, adatto i pensieri alle scale umane femminili, li faccio scorrere sul corpo di chi li indosserà lasciandomi guidare, senza fretta, accarezzo le curve, scegliendo le forme più adatte a volte gentili altre contrastanti, osservo, imparo da loro.

In questo vortice silenzioso tutti gli strumenti sono in sintonia come un orchestra col suo direttore. Mi vibrano le mani!!! Non vedo l’ora che nasca la prima forma.

Nel frattempo il metallo liquido si è solidificato, le lime suonano su di esso, l’archetto ha completato il suo certosino traforo, i compassi ormai riposano. L’equilibrio è nato, la piccola opera è compiuta. I miei occhi brillano della sua luce riflessa.

Sono Vincenzo Oste, sono cresciuto in questo luogo magico e mi sono formato come artigiano progettista, guardando principalmente al riferimento di mio padre, Annibale Oste, come fonte di ispirazione e primo maestro dal quale apprendere. Infatti, al di là delle esperienze maturate presso le scuole d’arte e le scuole orafe, è mio padre, lo scultore di fama internazionale Annibale Oste, a svelarmi il senso più profondo del creare, del fare poietico.

Da lui ho appreso la metrica, ma non solo, mi ha indicato la via per esplorare i significati della materia, il modo in cui ascoltarla, rispettandola ed esaltandola in forme e corpi nei quali è possibile scorgere la stessa melodia che armonizza l’ambiente dove sono cresciuto.

Viaggiatore visionario, appassionato scopritore, autore delicato.

Tutto ha avuto inizio a Napoli, ma, nel tempo, ho avuto il piacere di potermi arricchire grazie a relazioni e collaborazioni con personalità di spicco del mondo dell’arte e del design. Esperienze maturate già durante gli anni dell’infanzia, quando bambino partecipavo con mio padre ad eventi culturali internazionali, lasciandomi contaminare dagli insegnamenti di maestri del calibro di Ettore Sottsass jr, Alessandro Mendini, Filippo Alison, Ugo La Pietra, le cui parole disegnavano nella mia mente scenari immaginari ricchi di stimoli ed energie creative.

Rapporti divenuti terreno di confronto lavorativo e di profonda amicizia, come nel caso di Nanda Vigo, Sergio Calatroni, François e Linde Burkhardt, fonte di crescita per la mia personalità progettuale.

Ho appreso così, empiricamente, l’importanza di poter dialogare con storie ed espressioni artistiche caratterizzate da profondità e bellezza, e ho iniziato a ricercale e interpretarle nelle mie creazioni.
Tutto ha iniziato a svilupparsi dalla volontà di sentire e vivere profondamente le mie radici e la provare a contribuire al rinnovamento linguistico attraverso il quale va a delinearsi oggi un nuovo skyline artistico della città di Napoli nel mondo.

Tutte le storie e le esperienze intrecciate lungo il mio percorso hanno contribuito a irrobustire la mia formazione e sensibilità di artista. Il mio desiderio era che si dicesse un giorno di me che, ” Vincenzo Oste ha contribuito al recupero e alla valorizzazione di tutti i frammenti culturali che a diverse distanze lo hanno circondato”.
Per questo motivo mi sono preso cura di quanto ereditato. Ho operato nella stessa direzione dei miei predecessori, depositando allo stesso tempo nuovo sapere e nuova conoscenza, attraverso innovazione e sperimentazione.

Così, la mia ricerca artistica ed etica insieme, parte da un personale desiderio di conoscenza, ma si articola nel tempo stimolata da una volontà di condividere e trasmettere ad altri, visibile nei progetti materiali come nelle diverse attività sociali che ho programmato a livello locale e internazionale.
Forme plastiche e materie vibranti donano vita a piccole sculture da indossare, la cui preziosità risiede nei percorsi fino ad ora esplorati

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