Contaminazioni culturali: il Laboratorio in Perù

“Non darmi un pesce, ma insegnami a pescare”, recita un proverbio arabo, e proprio tale espressione sembra esprimere al meglio il senso che attribuisco al mio lavoro nel realizzare i Gioielli Contemporanei Vincenzo Oste. Al centro le contaminazioni culutrali. La progettazione non si esaurisce nel realizzare gioielli, ma è sinonimo di un ragionamento complesso – di testa, mani e cuore – per generare strumenti di crescita culturale e sociale, oltre che economica.

Al di là dell’essere materiale, la preziosità di un dono risiede innanzitutto nel gesto che accompagna il donare, nella condivisione, nel comunicare e lasciare qualcosa di noi ad altri. Questa è la mia idea di contaminazioni culutrali. 

È questo il caso della collaborazione con Dokita onlus, associazione attiva a livello mondiale a sostegno delle persone poste in condizioni di emarginazione e di particolare difficoltà, per la creazione a San Eulalia (Lima) di un laboratorio finalizzato all’insegnamento e alla formazione professionale nel campo della gioielleria sia di maestri che di giovani studenti.

Le contaminazioni cututrali sono caratterizzate da un intervento articolato, in quanto costituito di più azioni, a partire dai locali destinati ai corsi, alla ricerca di materiali e macchinari da impiegare, fino all’organizzazione e allo svolgimento delle lezioni. Il tutto ha condotto alla realizzazione di uno spazio di produzione totalmente autonomo nella progettazione e realizzazione prima di stampi e modelli, e, successivamente, di una molteplicità di prodotti appartenenti all’universo del gioiello: orecchini, bracciali, anelli, collane, oltre che di accessori, quali fibbie, elementi decorativi per scarpe e oggetti di abbellimento come piccole sculture o souvenir.

Certamente i risultati ottenuti con le contaminazioni culturali, dal punto di vista commerciale e occupazionale sono di notevole importanza, ma anche altri aspetti contribuiscono a conferire valore all’azione. C’è la capacità di creare sinergia tra due paesi geograficamente distanti, ma piuttosto simili dal punto di vista culturale, integrando materiali e tecniche differenti sulla base della loro qualità, efficienza e competitività per conferire al progetto un livello tale da incentivare la sua crescita in prospettiva mediante collaborazioni e scambi con istituti di gioielleria esteri. Nelle contaminazioni culturali c’è, soprattutto, quello che più amo, ovvero la volontà di rendere tutto ciò un progetto umano, attraverso il quale conoscere le persone con le quali si condivide il percorso, per sostenerle e averne cura offrendo loro istruzione e formazione professionale, contribuendo a migliorarne le condizioni di vita.

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